Notte elettorale USA · 3–4 novembre · orari in ora italiana
100 senatori, due per stato, eletti per 6 anni: ogni due anni si rinnova circa un terzo dell'aula. Quest'anno sono in palio 35 seggi, compresi due seggi speciali in Florida e Ohio.
Servono 51 seggi per la maggioranza. Con un 50 a 50 vota il vicepresidente JD Vance, repubblicano: per questo ai repubblicani ne bastano 50.
Sono i senatori o i governatori eletti negli anni precedenti, il cui mandato non scade quest'anno. Partono già conteggiati per il loro partito: al Senato 34 democratici (compresi 2 indipendenti che votano con loro) e 31 repubblicani.
435 deputati, tutti rieletti ogni due anni. Servono 218 seggi per la maggioranza. I risultati della Camera arrivano più lentamente: in molti collegi il margine è stretto e servono i voti per posta.
Quest'anno 36 stati eleggono il governatore, il capo dell'esecutivo statale. Non c'è una maggioranza da raggiungere: conta quanti stati guida ciascun partito.
Le testate assegnano una gara quando ritengono impossibile che il secondo recuperi. Qui le gare della notte elettorale sono quelle proclamate dal Decision Desk di NBC News (dati AP); quelle successive vengono da civicAPI, che usa i voti ufficiali degli stati e un proprio Decision Desk: può assegnare una gara prima o dopo le grandi testate. Può succedere con lo scrutinio ancora incompleto, oppure una gara può restare aperta per giorni se il margine è minimo. Le proclamazioni non sono il risultato ufficiale, che arriva con la certificazione degli stati.
In Alaska, e in Maine per il Senato, si vota con il ranked choice: gli elettori mettono i candidati in ordine. Se nessuno supera il 50%, si elimina l'ultimo e i suoi voti passano alla seconda scelta, finché qualcuno supera la metà. Per questo l'esito può arrivare giorni dopo.
In Georgia serve la maggioranza assoluta. Se nessun candidato supera il 50%, i primi due tornano al voto in un ballottaggio alcune settimane dopo, e il seggio resta in sospeso.
I democratici non presentano un loro candidato: sostengono l'indipendente Dan Osborn contro il senatore uscente Pete Ricketts. Se Osborn vince, il seggio va a un indipendente e non ai democratici.
Pieno: gara proclamata. Chiaro: conteggio in corso, colore del partito in testa. Grigio scuro: seggi chiusi, nessun dato ancora. Grigio chiaro: seggi aperti. Il cerchietto indica un cambio di partito rispetto al seggio uscente; l'onda animata segnala una proclamazione che non hai ancora visto.
Tocca sulla mappa, nella griglia o nell'elenco gli stati ancora in gioco: al primo tocco vanno ai democratici, al secondo ai repubblicani, al terzo tornano liberi. Le gare già proclamate non si possono cambiare. La simulazione resta solo sul tuo dispositivo.
I seggi chiudono a ondate, da mezzanotte (parte di Indiana e Kentucky) alle 7 del mattino (Alaska), ora italiana. Gli stati dell'Est arrivano per primi; California, Oregon e Washington contano a lungo il voto per posta, quindi la Camera può restare incerta anche per giorni.
I seggi chiudono a ondate, da mezzanotte (parte di Indiana e Kentucky) alle 7 del mattino (Alaska), ora italiana. Gli stati dell'Est arrivano per primi; California, Oregon e Washington contano a lungo il voto per posta, quindi la Camera può restare incerta anche per giorni.
100 senatori, due per stato, eletti per 6 anni: ogni due anni si rinnova circa un terzo dell'aula. Quest'anno sono in palio 35 seggi, compresi due seggi speciali in Florida e Ohio.
Servono 51 seggi per la maggioranza. Con un 50 a 50 vota il vicepresidente JD Vance, repubblicano: per questo ai repubblicani ne bastano 50.
Sono i senatori o i governatori eletti negli anni precedenti, il cui mandato non scade quest'anno. Partono già conteggiati per il loro partito: al Senato 34 democratici (compresi 2 indipendenti che votano con loro) e 31 repubblicani.
435 deputati, tutti rieletti ogni due anni. Servono 218 seggi per la maggioranza. I risultati della Camera arrivano più lentamente: in molti collegi il margine è stretto e servono i voti per posta.
Quest'anno 36 stati eleggono il governatore, il capo dell'esecutivo statale. Non c'è una maggioranza da raggiungere: conta quanti stati guida ciascun partito.
Le testate assegnano una gara quando ritengono impossibile che il secondo recuperi. Qui le gare della notte elettorale sono quelle proclamate dal Decision Desk di NBC News (dati AP); quelle successive vengono da civicAPI, che usa i voti ufficiali degli stati e un proprio Decision Desk: può assegnare una gara prima o dopo le grandi testate. Può succedere con lo scrutinio ancora incompleto, oppure una gara può restare aperta per giorni se il margine è minimo. Le proclamazioni non sono il risultato ufficiale, che arriva con la certificazione degli stati.
Pieno: gara proclamata. Chiaro: conteggio in corso, colore del partito in testa. Grigio scuro: seggi chiusi, nessun dato ancora. Grigio chiaro: seggi aperti. Il cerchietto indica un cambio di partito rispetto al seggio uscente; l'onda animata segnala una proclamazione che non hai ancora visto.
In Alaska, e in Maine per il Senato, si vota con il ranked choice: gli elettori mettono i candidati in ordine. Se nessuno supera il 50%, si elimina l'ultimo e i suoi voti passano alla seconda scelta, finché qualcuno supera la metà. Per questo l'esito può arrivare giorni dopo.
In Georgia serve la maggioranza assoluta. Se nessun candidato supera il 50%, i primi due tornano al voto in un ballottaggio alcune settimane dopo, e il seggio resta in sospeso.
I democratici non presentano un loro candidato: sostengono l'indipendente Dan Osborn contro il senatore uscente Pete Ricketts. Se Osborn vince, il seggio va a un indipendente e non ai democratici.
Tocca sulla mappa, nella griglia o nell'elenco gli stati ancora in gioco: al primo tocco vanno ai democratici, al secondo ai repubblicani, al terzo tornano liberi. Le gare già proclamate non si possono cambiare. La simulazione resta solo sul tuo dispositivo.